Ceneri del pellet

Le ceneri del pellet sono fra i parametri di qualità più importanti a livello commerciale. Basti pensare che è il parametro che fa da spartiacque fra le classi di qualità A1 e A2 ed è, insieme al Potere Calorifico, il valore più controllato dal consumatore in fase di acquisto.

La cosa strana è che fra un pellet con un residuo ceneri pari a 0,4% (quindi in classe A1) ed uno con un valore pari ad esempio a 0,8% (classe A2) ci sono solo 60 grammi di ceneri di differenza dopo aver consumato 1 sacco di pellet da 15 kg. Una differenza decisamente trascurabile se si pensa al volume occupato da questo quantitativo, circa mezzo bicchiere da cucina ogni sacco di pellet.

Ciononostante, la folle corsa all’acquisto di pellet con il livello di ceneri più basso è in corso fin dalla nascita di questo mercato; un fenomeno che ha portato a due conseguenze: l’aumento del prezzo del pellet con ceneri sotto a 0,7% (A1 o ENplusA1) e le “carte false” di alcuni produttori per ottenere analisi con il miglior valore di ceneri possibile.

Ceneri: la guida completa

Le Ceneri del Pellet: la guida completa

SOMMARIO ARGOMENTI TRATTATI:

Cosa sono le ceneri del pellet

Le ceneri del pellet sono il prodotto solido residuo dopo la combustione del legno. La composizione chimica è molto variabile in funzione del tipo di combustibile, in quasto caso del tipo di legno, ma anche dal tipo di combustione e dalla temperatura di combustione.

Di norma le ceneri sono costituite da sostanze fortemente ossidate e con temperature di fusione e vaporizzazione molto alte come i composti ionici dei metalli, in particolare carbonati e ossidi. Le ceneri sono inoltre ricche di minerali e prive di acqua.

Come si misura il contenuto in ceneri

Le ceneri vendono misurate secondo uno standard internazionale che consente di ottenere valori confrontabili fra loro. La norma è la UNI EN ISO 18122:2016, si chiama “Biocombustibili solidi – Determinazione del contenuto di ceneri” ed è in vigore dal 14 gennaio 2016.

La norma specifica un metodo per la determinazione del contenuto di ceneri di tutti i biocombustibili solidi, compresi i pellets i legno. In particolare viene definito il tipo di strumentazione e le condizioni di laboratorio per ottenere un risultato standardizzato.

Forno a Muffola per l'analisi delle Ceneri del pellet

Qual’è l’unità di misura

L’unità di misura delle ceneri è w% ovvero una percentuale in peso: peso delle ceneri / peso del campione. Unico accorgimento nella lettura del dato è ricordare che, per ottenere un dato confrontabile, occorre eseguire le analisi nelle condizioni imposte dalla norma UNI EN ISO 18122:2016 che prevede – fra l’altro – di eseguire il calcolo su base secca, ovvero su un campione totalmente privato dell’acqua (umidità del pellet).

Ceneri e classe di qualità del pellet: valori soglia

Il Manuale stabilisce che per poter rientrare nella categoria A1 il valore delle ceneri deve essere inferiore o uguale allo 0,7%, oltre questo valore e fino all’1,2% ci troviamo nella categoria A2 (almeno per quanto riguarda le ceneri). Mentre se il contenuto di ceneri dovesse risultare ancora superiore a questa soglia e fino al 2,0% il pellet sarebbe in classe B.

Riepilogo dei parametri soglia delle classi UNI EN ISO 17225-2 per le Ceneri:

  • A1 ≤ 0,7%
  • A2 ≤ 1,2%
  • B ≤ 2,0%

Come dovrebbe essere il colore delle ceneri

Le ceneri del pellet si presentano di colore grigio in tutte le sue sfumature: dal nerofumo ad un grigio chiarissimo, quasi bianco. Difficile dire se ci sia una correlazione fra il colore della cenere ed il tipo di legno, ad ogni modo ci sentiamo di poter affermare che il colore delle ceneri non è utile a trarre conclusioni sulla qualità del pellet.

Rapporto fra ceneri e punto di fusione

Il punto di fusione delle ceneri è una delle caratteristiche più importanti dal punto di vista qualitativo. La sua importanza è tuttavia inversamente proporzionale all’interesse che questo parametro di qualità suscita nel consumatore finale. Questo parametro è stato introdotto dall’European Pellet Council con il Manuale ENplus tuttavia la sua conoscenza è poco diffusa.

Questo valore ci offre un’informazione importantissima, ci dice infatti a quale temperatura le ceneri del pellet passano dallo stato solido a quello liquido, trasformandosi in una sorta di “lava” incandescente e senza forma. Questo passaggio di stato è il preludio della formazione del clinker ovvero dei residui solidi all’interno delle camere di combustione delle stufe e delle caldaie. Ne consegue che tanto più sarà alto il punto di fusione, tanto più basse le probabilità di formazione di questi blocchi solidi di ceneri.

Quando le ceneri solidificano: il clinker

Quindi il clinker non è altro che cenere liquefatta e nuovamente solidificata. Il passaggio allo stato liquido, che si verifica per il prolungato superamento della temperatura di fusione, porta le ceneri ad assumere la forma del contenitore ovvero del crogiolo. Allo spegnersi della stufa e quindi del raffreddamento della stessa, la cenere risolidifica intasando il crogiolo ed assumento questo aspetto vetroso o metallico e rappresentando, di fatto, un importante impedimento al normale svolgersi del successivo ciclo di accensione della stufa.

Relazione tipologia di legno e valore delle ceneri

Vige una regola generale che vede i legni teneri come la famiglia delle conifere (abete, larice, pino, ecc.) avere potenzialmente un valore delle ceneri più basso mentre i legni duri come molte latifoglie (faggio, quercia, rovere, carpino, frassino, ecc) un valore più alto. Questo dato spesso è smentito dagli studi di accademici che, tuttavia, si basano molto spesso sulla sola polpa del legno senza considerare la corteccia.

E’ un dato di fatto che molti pellet di abete siano prodotti a partire dalla sola polpa di legno che notoriamente è molto meno ricca in ceneri rispetto alla sua stessa corteccia. Il pellet di faggio o quercia, per la morfologia dell’albero, viene spesso utilizzato senza essere privato della corteccia.

Influenze del processo produttivo sulle ceneri

Il processo produttivo risulta di fondamentale importanza per l’ottenimento di un pellet con un basso residuo in ceneri (e con un elevato punto di fusione). Anzitutto la selezione del materiale che dovrà contenere meno corteccia possibile. In seconda battuta lo stoccaggio del materiale acquistato che dovrà avvenire preferibilmente su piazzale pavimentato (cementato) e comunque non a contatto con il terreno.

Dulcis in fundo il sistema di essiccazione. Molti forni a fiamma diretta vanno ad arricchire in ceneri la materia prima, specialmente in inverno quando il materiale arriva all’impianto con un maggiore contenuto di acqua. In pratica si depositano le polveri sottili della stessa combustione di biomassa all’interno dell’essiccatore. Evidentemente il problema non si pone laddove l’essiccatore sia a gas o a fiamma indiretta, o meglio ancora dove si lavora legno già essiccato.

Con quale frequenza rimuovere la cenere dalla stufa

La pulizia della stufa dalle ceneri apre un capitolo che riprenderemo a parte e con maggiore cura. Possiamo anticipare intanto che la frequenza con cui l’operatore deve evacuare le ceneri dalla stufa dipende dal modello di stufa (o caldaia), dalle ore di utilizzo giornaliere e si, anche dal tipo di pellet. Questa frequenza è quindi molto variabile e può andare all’incirca da una volta al giorno ad una volta a settimana.

Cosa è possibile fare e non fare con la cenere del pellet

Anche qui ci sarebbe da discutere a lungo. Ci limiteremo ad una piccola anticipazione: non è sempre una buona pratica agronomica utilizzare le ceneri come ammendante o fertilizzante del terreno. Alcune ceneri potrebbero essere ad esempio troppo ricche di alcuni elementi in particolare cui una determinata specie vegetale potrebbe essere sensibile, provocandone sofferenza vegetativa o morte.

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