Scarseggiano i containers e il mercato del pellet in Italia va in crisi

Scarseggiano i containers vuoti un po’ ovunque nel mondo ed il mercato del pellet in Italia va in crisi. I grandi importatori non riescono più a spedire da Brasile, Russia, Paesi Baltici – e dalle altre nazioni che erano solite esportare in Italia – per la mancanza di equipments e per rate che decuplicano rendendo l’eventuale importazione anti-economica. Ma comprendiamo meglio quando ha avuto inizio questo fenomeno e soprattutto se e quando la situazione dei noli e del trasporto merci via mare tornerà alla normalità.

Prime avvisaglie di instabilità

Alla fine del primo quadrimestre 2021 le informazioni sull’instabilità del mercato e sulle imminenti “novità” erano solo voci di corridoio ma gli spedizionieri più lungimiranti informarono i propri clienti sul rischio potenziale invitando ad anticipare, ove possibile, le spedizioni di pellet per la stagione 2021-2022. I primi comunicati parlavano solo di noli in forte aumento ma nessuno avrebbe potuto immaginare che di lì a qualche mese il mercato del pellet sarebbe stato stravolto dalla mancanza di containers.

Aumenti significativi di nolo e booking cancellati

Nel mese di Luglio 2021 il trend era già più chiaro: sarebbero mancati i containers vuoti, specialmente per gli importatori di pellet ed altre commodities (e tutti i prodotti caratterizzati da un valore di mercato basso). I pochi containers sarebbero stati disponibili solo per gli importatori in grado di pagare noli di 2-3 o 4 volte i valori standard (oggi molto di più come vedremo più avanti), cifre che solo un importatore di frutta o caffè, ad esempio, sarebbe stato in grado di sopportare.

Ma si sa, il mercato non vuole sentire parlare di aumenti fino a che non si trova di fronte all’evidenza. Si è dovuti arrivare ad Ottobre 2021 con le prime cancellazioni di booking per mancanza di equipments per rendersi conto dell’effettiva gravità della situazione. A questo punto però era già tardi per correre ai ripari perché la crisi dei containers, come è stata definita in seguito, riguarda tutto il pianeta e certamente l’Occidente.

Perché mancano i containers?

Pare che la Cina nella fase post Covid 19 non riesca a produrre container a sufficienza o a rispedirli altrove. Non entreremo nel merito delle cause perché probabilmente nemmeno le maggiori testate giornalistiche internazionali avranno la situazione chiara, visto l’ermetismo che da sempre contraddistingue l’estremo oriente in fatto di rapporti con l’estero. Il dato di fatto è che in tutto l’Occidente (e non solo) scarseggiano i containers vuoti, con particolare riferimento a quelli da 40ft (quaranta piedi), sia standard che HC (high-cube), proprio quelli utilizzati per il trasporto del pellet da riscaldamento e che molti di questi containers restano “intrappolati” presso porti, in banchina o sopra le navi ferme a largo o basi logistiche interne congestionate dagli stravolgimenti che il Virus ha provocato all’economia mondiale.

Andamento dell’indice mondiale dei container

Anche se poco utile ai non addetti ai lavori e non direttamente riconducibile ai prezzi medi del pellet questo grafico rende particolarmente bene il quadro della situazione. La curva rappresenta l’andamento dell’indice dei noli da Novembre 2019 a Novembre 2021 ed è espresso in dollari americani.

World Container Index – 18 Nov

Conseguenze sul mercato italiano del pellet

Di fronte all’impossibilità di aprire booking e quindi di spedire il pellet dal Brasile, probabilmente il principale Paese fornitore per l’Italia, il mercato nazionale italiano ha perso circa 1.300 cntrs al mese di pellet, un volume corrispondente a qualcosa come 430.000 Tons di prodotto (circa il 10-15% del fabbisogno nazionale). Questo gap ha contribuito all’ulteriore aumento dei prezzi medi del pellet in Russia ed in Europa (Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia) che, peraltro, stavano già salendo per effetto di altre cause quali l’aumento generale dei prezzi delle materie prime e dei combustibili, fenomeni sempre legati alla pandemia.

Quando si tornerà alla normalità?

Il trasporto container è sempre stato assolutamente vitale. Ci è voluta la crisi attuale per evidenziare quanto sia cruciale il trasporto marittimo per l’economia globale. Le compagnie di navigazione sostengono di aver schierato più navi e containers rispetto a prima della pandemia, ma soffrono ancora ritardi che portano a partenze fallite e volumi persi. Prima fra tutte la Maersk, la più grande linea di container al mondo, e con essa la MSC, CMA ed altre importanti compagnie di navigazione.

I grandi interventi infrastrutturali sono complessi. Una nave porta-container nuova di zecca richiede circa due o tre anni per essere costruita, quindi qualsiasi nave ordinata ora non sarà in grado di fornire assistenza a breve termine. Recentemente, alcune grandi aziende hanno persino deciso di acquistare i propri container e noleggiare navi in ​​modo indipendente in risposta alle carenze.

Le proiezioni fino a qualche settimana fa parlavano di una ripresa del mercato dei noli intorno alla fine del primo trimestre del 2022. Ipotesi che sarebbe stata più che rosea per il mercato del pellet con le spedizioni prestagionali nella prossima stagione. Tuttavia le maggiori testate giornalistiche negli ultimi giorni parlano di una ripresa che non arriverà prima della fine del 2022.

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